Raggiungere la fusione e l’interazione tra Bodywork e BDSM: intervista a Xana

Dal 28 al 30 giugno 2019 torna a Roma il Festival Xplore: uno spazio di contaminazione e nutrimento, dove il privato è anche politico. L’evento promuove la sperimentazione come strumento per rafforzare gli individui, incrementare lo sviluppo di menti critiche, la crescita della consapevolezza individuale e collettiva, inspirare il coraggio di ribellarsi, rivendicare la libertà e accogliere il cambiamento.

A questo proposito, ho il piacere di intervistare Xa Na, una delle docenti che arricchirà la manifestazione con due workshop.

Xana fotografata da Fabio de Horatiis

Xana è un’esperta di Shiatsu dal 2000. Da quel momento, il suo percorso verso la crescita olistica e sensoriale continua su più livelli come sperimentatrice, non solo nel massaggio e nella stimolazione fisica ma anche a livello spirituale, nei cambiamenti e nell’evoluzione personale. Ha spesso mescolato gli insegnamenti dell’Aikido e le sue esperienze di contaminazione tra corpo, mente e spirito. Il suo prossimo obiettivo è raggiungere una fusione e l’interazione tra Bodywork e BDSM.

  • Xa na, una città come Berlino, cosa offre e cosa no a una donna che decide di intraprendere la carriera di Femdom?

Innanzitutto la possibilità di farlo in maniera legale ed essere considerata una lavoratrice a tutti gli effetti.

La città di Berlino (ma in genere tutte le maggiori città della Germania), offre molti posti a cui appoggiarsi per esercitare la professione, e mi riferisco a studi professionali completamente attrezzati dove è possibile affittare spazi arredati in stile BDSM e corredati di tutte le attrezzature necessarie per le sessioni.

Parallelamente a questo, specialmente qui a Berlino, esiste una rete di connessione tra colleghe e di supporto attraverso principalmente due associazioni: la prima è chiamata BesD che sta per Berufsverband erotische und sexuelle Dienstleistungen (Associazione professionale servizi erotici e sessuali) presente in tutto il paese e una realtà più locale nella forma di un’altra associazione chiamata Hydra Cafè, che è un punto d’incontro e di consulto legale, professionale e per quanto riguarda le questioni legate alla sicurezza e la salute per ogni tipo di sex worker che ha due sedi qui in città.

Un’altra piccola realtà, che secondo me è molto importante, è quella della possibilità di avere dei corsi di formazione e pratica di BDSM; nello Studio dove di tanto in tanto mi appoggio per delle sessioni, Studio Lux, c’è tutta una vasta gamma di corsi accessibili che mirano all’approfondimento e alla comprensione di alcune delle pratiche più importanti e interessanti del panorama.

I punti a sfavore, invece, specialmente se si è stranieri e non si padroneggia la lingua tedesca, è che è veramente difficile avere molti clienti, perché, chiaramente, essendo pratiche spesso relative alla sfera intima, la possibilità di comunicare nella lingua madre sembra essere una prerogativa piuttosto richiesta.

Inoltre, dato anche l’elevatissimo numero di sex workers nell’ambiente del BDSM e negli studi stessi, non sempre è facile avere clienti.

Bisogna sapersi districare nel mezzo di quelle che possono essere le proprie inclinazioni e le tendenze delle richieste.

Inoltre, anche l’aspetto finanziario non è da sottovalutare: in Germania le spese da sostenere per le libere professioni sono piuttosto alte, soprattutto per quanto riguarda il pagamento delle tasse sanitarie, che qui sono a tutti gli effetti delle vere e proprie assicurazioni.

Una sex worker “generica” può arrivare a dover pagare fino a 350€ al mese soltanto di assicurazione sanitaria, senza contare tutto il resto.

Risulta facile quindi capire perché spesso i prezzi delle sessioni siano piuttosto alti.

  • Pensi che nel tuo mestiere ci siano differenze di genere? Ossia, la carriera di un Dom presenta particolari difficoltà rispetto a una una Femdom (o magari il contrario)?

No, assolutamente, non credo che ci siano differenze di genere per quanto riguarda la carriera, magari è solo più difficile che una donna si avvicini alle richieste di prestazioni di natura sessuale professionale.

Conosco personalmente due Dom ed entrambi hanno clientela quasi esclusivamente maschile.

-Quest’anno hai partecipato al Moscow Knot, il festival internazionale di Bondage a Mosca. Cosa hai percepito dell’ambiente BDSM della Grande Madre Russia? Che impressione e che riscontri hai avuto?

Ho recentemente partecipato per la prima volta ad un evento internazionale  di Bondage, ed è stata anche la mia prima vera esibizione di Kinbaku su un palco del genere.

Cosa ho percepito dell’ambiente BDSM russo…?! che è piuttosto nascosto ed underground, molto legato all’aspetto classico del BDSM.

Ma durante il festival, dove una parte del mondo BDSM, il Bondage appunto, veniva portata sul palco, ho visto coi miei occhi che è anche un mondo aperto alla “stravaganza” della spettacolarizzazione quasi da circo, oserei dire da spettacolo a tutti i costi.

Per cui c’erano esibizioni dove venivano indossati costumi vistosi, dove alcuni aspetti della narrazione venivano ingigantiti con un lieve (ma poi neanche tanto) gusto per l’esagerazione, in alcune esibizioni spuntavano all’improvviso delle pistole e c’erano performers vestiti da Ninjas.

Ad un certo punto è saltato fuori anche un drone che si è alzato in volo nella sala.

Ma c’è stata anche qualche performance degna veramente di nota: quella di un performer spagnolo per esempio, che col suo sangue caldo e la passione latina ci ha trasportato nel mondo delle emozioni, e l’esibizione finale di due performer giapponesi che ha lasciato tutti col fiato sospeso per la coesistenza di una qualche forma di rara bellezza ed estrema durezza.

La nostra performance, quella che ho portato lì sul palco assieme a questa mia amica come modella (anche se questo appellativo mi causa una certa forma di ribrezzo visto che tendo a considerare chi riceve le corde parte integrante dell’atto e non un semplice manichino), ha riscosso un discreto successo, specialmente tra chi in sala non era proprio un amante dell’esagerazione: abbiamo portato in scena la semplicità e l’essenza, il minimalismo, usando l’acqua come elemento di scena oltre le corde, per cui la mia amica, oltre che legata e sospesa, è stata anche “forzata” ad accettare una sorta di scarno e brutale battesimo a testa in giù.

In generale sono molto contenta di come è andata, anche se tutta l’esperienza del viaggio in sé stesso è stata piuttosto difficile, soprattutto il districarsi tra le enormi distanze interposte tra i vari posti allocati nelle diverse zone della città (che è veramente grande) e il dover interagire con una cultura e una comunità diversa da quella alla quale mi sono sempre rivolta qui in Europa.

Se lo rifarei?

Forse.

– Cosa possiamo aspettarci dai workshop che terrai a Xplore Rome 2019?

Ad Xplore Roma quest’anno porto due diversi workshop, uno dedicato alla connessione tra Shiatsu e Shibari (che è poi il punto di partenza dal quale mi sono immersa poi nel BDSM), connessione che sto indagando da un pezzo oramai.

Il che non significa che io abbia trovato delle risposte, ma è forse un viaggio che risposte non ne ha, piuttosto possiede abbastanza spazio per la sperimentazione e la ricerca.

E la condivisione.

L’altro workshop che proporrò l’ho in realtà concepito come un “act of creation”, un atto di creazione.

Partirò sempre dal background dello Shiatsu con la preparazione ed il massaggio energetico di Hara, la pancia, dove la vita ha inizio e dove cresce, dove avviene ogni alchimia vitale, per poi guidare l’atto di creazione a partire proprio dal movimento nato da Hara.

Potrà essere qualsiasi atto creativo, qualsiasi cosa scaturisca dalle esperienze personali, sia singole che multiple di interazione con gli altri partecipanti: un atto sessuale, un disegno, un canto, un gesto, una danza etc…

Cercheremo di mettere al mondo la nostra creazione a partire da lì, dal nostro centro.

Le fotografie che accompagnano questo articolo sono del fotografo Fabio de Horatiis.

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