Tra ansia da Coronavirus e desiderio di tornare ai nostri spazi Kinky: intervista ad Ayzad

Dopo mesi di separazione e astinenza per via del lockdown, ritornare ad attraversare i nostri spazi di gioco, di comunicazione, di creatività e di esplorazione delle relazioni (al di là dei rapporti tradizionali, e di coppia) può generare dubbi e timori. Per fare un punto della situazione e per immaginare il futuro prossimo dell’ambiente BDSM, mi sono affidata all’esperienza di Ayzad, giornalista pentito, scrittore ed esperto di sessualità alternative.

  • Prima che il Covid-19 arrivasse a sparpagliare le carte, come erano organizzati gli spazi BDSM nella tua città (Milano)? La famosa sigla SSC (sano, sicuro e consensuale) come si traduce all’atto pratico in questi luoghi?

Milano è una città molto vitale dal lato kinky. Oltre agli eventi del Nautilus, che è il locale storico di riferimento per il BDSM, ci sono diverse serate che reinterpretano l’eros insolito sotto altre chiavi, scuole di bondage, munch (aperitivi in locali normalissimi) e feste private. Sono eventi con esigenze e possibilità differenti, che quindi variano molto nel modo in cui sono organizzate e nella qualità. I casi migliori però rappresentano una vera eccellenza anche a livello internazionale, con grande attenzione alla sicurezza dei partecipanti, al loro benessere, agli aspetti culturali e artistici, alla qualità delle attrezzature e così via.

Sulla questione SSC posso risponderti solo per Sadistique e Freedomina, che organizzo direttamente. Lì l’intensità dei giochi può essere davvero molto elevata, ma l’esperienza della maggior parte dei partecipanti e la discreta supervisione dei dungeon monitor garantiscono che il principio di mantenere ogni attività sicura, sensata e consensuale sia più che rispettato. Nel corso degli anni ci sono stati pochissimi problemi, e in ogni caso i responsabili sono stati espulsi per sempre dal locale. Altri eventi sono un po’ meno rigorosi, ma in generale si tratta di ambienti di gran lunga più sicuri dei “normali” club e concerti.

  • Dal tuo punto di vista di esperto di sessualità alternative, la diffusione del virus che effetti ha e/o ha avuto sulla libido delle persone che abitualmente frequentavano gli eventi da te organizzati?

Non buono. Del resto, quando si scatena l’apocalisse attorno a te è un po’ difficile avere l’entusiasmo e l’energia necessari per fare buon sesso. Molti si sono ritrovati isolati lontano dai partner; altre segregati in compagnia di persone ostili ai loro orientamenti sessuali, o con “congiunti” con cui avevano relazioni già tese. Inoltre considera che Milano era – e per certi versi continua a essere – la capitale europea della pandemia: anche se nell’ambiente kinky non mi risulta ci siano stati decessi da COVID-19, qui l’ansia da virus assediava anche le persone più ottimiste, e continua a fare compagnia a quelle più pessimiste.

D’altro canto c’è stato chi ha organizzato ritrovi online tutte le sere che hanno contribuito a stemperare un po’ la tensione, e a lungo andare sta ricominciando a prevalere la voglia di tornare ad avere una vita erotica attiva. Per il momento di ricominciare con le feste non se ne parla, ma non c’è dubbio che alla fine ritroveremo tutti anche la nostra dimensione sociale.

  • Secondo le regole ora applicabili, quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere uno spazio BDSM per essere compliant con gli ultimi protocolli diffusi? E quali sono i comportamenti richiesti ai partecipanti?

I regolamenti ufficiali per i circoli privati – che in Italia sono gli unici posti legalmente abilitati a ospitare eventi erotici – continuano a cambiare di giorno in giorno. Ho visto protocolli di profilassi per i club privé abbastanza ridicoli, che prevedevano per esempio guanti, mascherina, disinfettanti e paratie di plexiglass… con fori attraverso cui avere rapporti! Un’altra proposta era permettere il contatto solo fra chi facesse un test col pungidito direttamente nel locale. Era un po’ più sensata per la profilassi, ma legalmente non sta in piedi, gran parte delle persone si è detta contraria, e comunque non so se sia proprio geniale avere ferite sanguinanti – per quanto piccole – in un posto dove quelle dita possono finire ovunque.

Mi spiace dirlo, ma la realtà è che allo stato attuale delle cose semplicemente non è possibile avere interazioni erotiche in sicurezza in uno spazio semipubblico. O sei a casa tua, con il tuo partner abituale e siete entrambi certificati di fresco… oppure esiste un rischio obbiettivo.

La vera questione sarebbe riuscire a quantificare questo rischio per capire come gestirlo razionalmente, ma per adesso nessuno possiede i dati necessari a compiere questa analisi.

  • Che tu sappia ci sono realtà che stanno sviluppando idee efficaci per poter riaprire in sicurezza?

Idee ce ne sono moltissime: alcune completamente squinternate e altre un po’ più ragionevoli, ma il problema resta sempre il profilo di rischio.

Per dirla concretamente: si potrebbe riaprire in sicurezza mantenendo i partecipanti distanziati, senza contatto fisico e sostituendo il banco bar con il servizio al tavolo. Questo però è fisicamente impossibile in molti locali, senza contare i costi di gestione aumentati rispetto alla riduzione degli incassi. Ma al di là di questo, una situazione del genere potrebbe andar bene per un munch o un incontro culturale – ottimi per chi vive un eros intensamente cerebrale, ma chi va in cerca di stimoli di altro tipo non troverebbe di che divertirsi.

Allora immaginiamo un locale che non mette limiti alle interazioni, ma per questo può fare entrare solo persone che abbiano un certificato medico che garantisca che siano già stati infettate e guarite – altrimenti potrebbero infiltrarsi individui infetti asintomatici. A parte l’approccio un po’ distopico, mi aspetterei che qualcuno reagisse andando a cercarsi il contagio pur di poter entrare… e non è certo questo messaggio che si vuole trasmettere ai partecipanti, anche se il bug chasing da coronavirus sta diventando frequente.

Insomma: comunque la giri ci si scontra con la valutazione del rischio, che però non credo possa essere lasciata nelle mani né degli utenti, né dei gestori. Non senti anche tu la mancanza di un governo serio, capace di pensare in termini scientifici e di benessere del paese, invece che di like sui social network?

  • Quali sono le differenze e le affinità che riscontri tra questo momento storico e gli anni ’80 con la diffusione dell’AIDS? Che impatti possiamo immaginare sul nostro modo di vivere la sessualità?

Chi si ricorda l’era degli aloni viola penso stia notando tante similitudini. L’incertezza, l’ansia, la paura di infettarsi, la disperazione autodistruttiva di chi non regge più la tensione, i profeti di sventura, i cospirazionisti e la ricerca medica sempre troppo lenta rispetto a quanto vorremmo. Il COVID-19 è particolarmente odioso per la modalità di trasmissione, benché naturalmente non ci sia confronto sulla pericolosità.

La scomoda realtà è che le malattie a trasmissione sessuale – e il coronavirus è presente anche nello sperma e nelle secrezioni vaginali – ci sono sempre state e, purtroppo, sono state spesso sottovalutate. Oggi come in passato bisogna rendersi conto che per fare “sesso sicuro” non basta un preservativo, ma bisogna avere cura di sé tenendosi monitorati con test MTS completi (sierologico + tampone) e avere rispetto dei partner offrendo e pretendendo i risultati di questi test.

Poco simpatico? Certo, ma mi sembra ancora meno piacevole entrare a far parte delle statistiche sull’epidemia di siflide e gonorrea che è molto presente anche in Italia, o in quelle delle epatiti trasmesse sessualmente. Poi è anche vero che nella maggior parte dei casi le cure sono facilmente accessibili ed efficaci – però mi sembra di gran lunga più pratico non doverle proprio fare.

Lo scenario futuro più probabile è di integrare i test per coronavirus agli altri esami MTS (che, ricordo, si possono fare gratuitamente e anonimamente nei centri appositi), diffondendo nel frattempo la cultura del rispetto sanitario fra partner. È qualcosa che dobbiamo non solo a loro e a noi stessi, ma anche a chi abbiamo attorno; tu te la sentiresti di rischiare di ammazzare tua nonna col COVID solo per essere andata a trovarla dopo una notte di sesso occasionale?

Mi spiace davvero di sembrare tragico, ma ai dati scientifici non si comanda.

  • Questo è sicuramente un periodo molto difficile da un punto di vista economico. Quali misure hanno o avrebbero potuto supportare la comunità BDSM?

Questa è una bella domanda, perché a prima vista sembrerebbe molto strana. Che c’entra la comunità BDSM con l’aspetto economico?

La realtà è che per potersi godere feste, corsi, performance e così via è necessario che le persone che producono tutto ciò abbiano i mezzi per realizzarli – mentre purtroppo la natura estremamente atipica di questo settore le ha colpite in modo particolarmente duro senza che potessero accedere ai sostegni erogati ad altre attività più “regolari”. Molti locali hanno chiuso definitivamente, e tanti nomi apparentemente “importanti” ma che già facevano fatica ad arrivare a fine mese con le loro attività kinky hanno dovuto correre a cercarsi altri lavori in un mercato che stigmatizza chi ha un curriculum legato all’eros.

In questo senso mi sarebbe piaciuto vedere un minimo di intraprendenza da parte di tutte quelle persone che per anni hanno goduto della passione messa in gioco da questi “operatori”… invece tutto si è ridotto a campagne francamente patetiche di “supporta la tua pornostar o prodomme preferita”, che peraltro continuava allegramente a guadagnare anche più di prima pastrugnandosi via webcam.

Lo stesso vale naturalmente anche in senso opposto: ci sono semplici appassionati molto presenti nella scena BDSM caduti loro malgrado in disgrazia, ma per cui la “comunità” non ha fatto assolutamente nulla. Strano, se pensiamo che altri gruppi di persone accomunate da una passione o una caratteristica comune si sono invece strette l’una all’altra per darsi sostegno reciproco.

Tutto si riconduce al solito problema di considerare la sessualità un mondo separato dalla “vita vera”, poco importante nonostante occupi i nostri pensieri così spesso. E ancora, basterebbe un po’ più di educazione su questi temi…

  • Quali sono i tuoi progetti futuri?

Innanzitutto sopravvivere alla fine del mondo. Ho finito da poco un restyling del mio sito; poi sto curando l’edizione inglese di uno dei miei libri, organizzando un po’ di iniziative culturali sull’eros insolito, e dovrei decidermi a realizzare la seconda stagione del podcast. Ah, e infine c’è quell’altro progetto di cui proprio non posso parlare, che…

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