Sulla letteratura erotica con M. Francesca Mattera

La letteratura erotica (l.e.) è irrinunciabile per chiunque ami unire il piacere del sesso e quello di leggere. Desidero trattate alcune delle tematiche più complesse legate alla l.e. con una autrice, Maria Francesca Mattera, che ha pubblicato per Lettere Animate il suo romanzo di genere “Il dubbio”. È stato molto interessante ascoltare il suo punto di vista. Mi ha lasciata con una gran voglia di incontrarla di persona e scambiare due chiacchiere su un soffice divano di un boudoir tra profumi dolciastri e polvere di libri.

  • La letteratura erotica (l.e.) ha sempre faticato a definirsi, incerta tra un’accezione letterale, che tenderebbe a includervi tutto ciò che riguarda la sfera dell’eros, e una troppo angusta, dove è ammessa solamente la descrizione esplicita dell’atto sessuale. Nella sua visione personale, che cosa è la letteratura erotica?

Per mia visone personale potrei definire “letteratura erotica” l’insieme vastissimo di tutte quelle produzioni letterarie, che nel corso dei millenni hanno toccato temi quali: l’erotismo, la sensualità, il sesso, la passione, le deviazioni, le perversioni e i vizi di cui l’uomo si è reso volontariamente schiavo nel corso della storia e di cui ha voluto lasciare una traccia, più o meno tollerata dalla società a seconda del periodo che si sceglie, eventualmente, di considerare.

 

  • Scrive Carlo D’Amicis nella VII Appendice (2006) dell’Enciclopedia Italiana: “Se nel tempo la l. e. è diventata un settore a tenuta stagna, lo si deve piuttosto a un limite endemico, o quantomeno a una convinzione che, inscalfibile fino al secolo scorso, tuttora resiste. Quella cioè che un racconto erotico, per essere considerato tale, debba assolvere a una funzione afrodisiaca, eccitare i sensi, esaltare gli appetiti sessuali. Viene così minacciata la vocazione della letteratura a proporsi come espressione verbale radicalmente libera, pura, gratuita, svincolata da qualunque finalità che non sia la narrazione e la costruzione di un rapporto originale, privo di pregiudizi, tra l’opera e ogni singolo lettore.” Lei concorda con questa tesi?

 

Io concordo in parte con quanto sopra scritto.

Il limite esiste per una questione puramente di background culturale. Credo che se un racconto erotico venisse accettato e metabolizzato per quello che è, fosse anche con semplice assunzione di “funzione afrodisiaca”, senz’altro ne gioverebbe la missione narrativa in sé, con tutti i suoi annessi e connessi.

Tuttavia, trovo impossibile l’abbattimento dei pregiudizi quando alla base c’è una tematica di retaggio culturale e morale molto solido, soprattutto per quanto riguarda il panorama italiano.

Ogni libro, romanzo, racconto, storia, ha come obiettivo quello di trovare un feeling con un determinato target di lettori (non a caso sono stati istituiti i generi narrativi).

Ecco, a proposito di questo, la maestria di un autore, secondo me, sta proprio nell’affascinare e destare interesse anche in lettori che non sono propriamente devoti al proprio genere, e per quanto sopra le ho esposto, per un autore che scrive erotico questo è ancora più difficile.

 

  • Secondo lei, quali sono i libri o racconti “necessari” da leggere/studiare per gli autori che desiderano cimentarsi nel genere?

Io sono stata da sempre affascinata dal genere erotico, in tutte le sue forme e trasfigurazioni. Dall’antico Egitto, alla civiltà greco-romana, passando per tutta l’antichità e toccando il medioevo, fino ad arrivare al rinascimento, e scorrendo ancora, secolo dopo secolo, arrivando a noi, sono migliaia le opere consultabili di letteratura erotica. Una miriade di testimonianze di una società che cambia relativamente alla sfera sessuale. Consapevolezza, accettazione ma anche negazione di quest’ultima, quello che emerge da queste letture.

Nella risposta precedente ho accennato alla questione del “retaggio culturale e morale”, ebbene, è solo studiando l’evoluzione storica del genere erotico che si può avere un panorama vasto e adeguato, da cui trarre spunto e sviluppare un proprio stile su cui lavorare.

Ad un autore che desidera cimentarsi nel genere, innanzitutto chiederei se ne è affascinato davvero. Occorre avere una certa forma mentis per riuscire a scrivere un qualcosa di erotico senza scendere nel volgare, una sensibilità che si affina con la conoscenza ma che si possiede come dote innata.

 

  • Lei è molto attiva in termini di utilizzo di strumenti quali wattpad, giochi a tema sui suoi libri e giveaways. Di cosa si tratta? Sono strumenti che consiglia a un autore esordiente?

Tutto può essere utile se è finalizzato a farsi conoscere, a mettersi in gioco e migliorarsi.

Avere la possibilità di mostrare, ai potenziali lettori, il proprio stile e modo di scrivere è di per sé una grossa opportunità di cui avvalersi.

Esistono poi, siti e piattaforme (come ad esempio Wattpad) che permettono di farlo gratuitamente, di caricare una propria opera e di crearsi un pubblico su misura, attraverso il sistema dei followers che a seconda del gradimento di volta in volta aumentano.

Cosa molto utile in termini di riscontro, quando si decide di tiare le somme e gettarsi nell’avventura del self-pubblishing o in alternativa se si ha la fortuna di poter collaborare con una casa editrice.

Creare una pagina Facebook o un blog, dà origine a un punto di riferimento rispetto all’autore e alla sua opera. Diventa una sorta di ponte che mette in comunicazione il lettore con lo scrittore e viceversa. Cosa che per me resta di fondamentale importanza.

Per quanto riguarda i giochi a tema sui libri che ho scritto, quelli li organizzo per una questione di divertimento mio e delle mie lettrici. Adoro scoprirmi piacevolmente sorpresa quando, ad esempio, mi accorgo che hanno colto sfumature, magari del profilo psicologico di un personaggio complesso, che io stessa non ero sicura di essere riuscita a evidenziare a dovere.

Anche questo può essere un riscontro, un metro di misura per il proprio lavoro.

I giveaways, invece, sono diffusione allo stato puro. Sono nati, come la maggior parte delle mode, oltreoceano. Consistono fondamentalmente nel mettere in pàlio uno o più titoli, dando la possibilità di vincere a chi si iscrive apponendo la propria adesione (magari con un commento) e taggando (cioè attirando nella pagina di chi organizza il concorso) più utenti possibile. L’estrazione avviene il più delle volte con metodo random, cioè avvalendosi di siti appositi che in maniera imparziale e automatica estraggono un nome tra tutti quelli dei partecipanti inseriti.

Trattandosi di un concorso a premi, qui in Italia esiste una legislazione molto rigida in merito, quindi per evitare controversie legali, sarebbe opportuno informarsi meglio possibile prima di organizzare un giveawey. Io, ad esempio, non l’ho ancora fatto.

 

 

  • Scrive la Nin nella prefazione di Delta of Venus: “Nel periodo in cui stavamo tutti scrivendo pornografia a un dollaro la pagina, mi accorsi che per secoli avevamo avuto solo un modello per questo genere letterario: quello maschile […]. In questa collezione di racconti erotici, scrivevo per divertire, sotto pressione da parte di un cliente che mi chiedeva di “lasciar perdere la poesia”. E così mi pareva che il mio stile fosse un prodotto della lettura dei lavori maschili. Per questa ragione, per un lungo periodo ebbi la sensazione di esser venuta meno al mio io femminile. E misi da parte i racconti erotici. Rileggendoli ora, che son passati molti anni, vedo che la mia voce non era stata messa completamente a tacere. In molti passaggi avevo usato intuitivamente un linguaggio femminile, considerando l’esperienza sessuale dal punto di vista di una donna. Alla fine decisi di permettere la pubblicazione dei racconti perché mostrano i primi sforzi di una donna in un mondo che è stato di esclusivo dominio maschile”. Secondo lei la l.e. oggi è ancora un mondo nel quale il dominio maschile è presente?

Se si parla di letteratura erotica, non ne faccio assolutamente questione di dominio. Anche perché nell’epoca della tanto millantata parità dei sessi, teoricamente il discorso non dovrebbe reggere. È però vero che a un certo punto della storia la donna ha conosciuto una sorta di annientamento sotto l’aspetto sessuale, da cui oggi si è quasi completamente sottratta, per fortuna.

Dati alla mano sono proprio le donne le accanite divoratrici di letteratura erotica, spero più per una questione di curiosità crescente, alimentata da consapevolezza e affermazione, piuttosto che per moda dilagante.

Io adoro Anais Nin, questa sua affermazione rende perfettamente il concetto che vorrei esprimere, da ricercare, per altro, nelle sfere cognitive diverse che si possono evidenziare in un uomo piuttosto che in una donna. Un cervello maschile tende a “concretizzare”, è diretto, è brutale è più realista, mentre quello femminile tende a “idealizzare” spesso con un forte carico emotivo malizioso e sensuale. Ed è questo secondo me, che le donne cercano in un romanzo erotico.

Questa sensibilità rende, a mio avviso, la letteratura erotica femminile sublime, anche se la tematica di fondo dovesse essere particolarmente forte. Ammetto che esistono autori maschili che scrivono in maniera eccellente ma quando toccano determinate corde, secondo me, è sempre la loro parte femminile che sta avendo la meglio. Così come noi donne nella descrizione di una dinamica particolarmente cruda, diamo ascolto alla nostra parte maschile. È come se fosse un compensarsi di due condizioni ataviche, primordiali.

 

  • Boris Vian, estroso scrittore francese, in una conferenza pronunciata alla Sorbona nel 1948 e pubblicata nel volume “Scritti pornografici”, ha affermato che “non c’è una letteratura erotica se non nell’animo dell’erotomane”. Condivide?

Un’affermazione simile è di per sé, a priori, una generalizzazione. Non mi trovo in accordo con quanto espresso da Vian, in quanto sono dell’avviso che non bisogna mai generalizzare.

Io sono più per la valutazione e considerazione caso per caso. Pertanto non parlerei di erotomania, che per altro è una condizione patologica estrema, ma più di predisposizione all’erotismo e l’elaborazione di esso attraverso la creatività, l’immaginazione e l’idealizzazione sulla base sempre di conoscenze concrete e approfondite.

Ad esempio, non potrò mai scrivere un libro decente sul sadomasochismo se non ne conosco le pratiche, la psicologia di chi lo pratica, le esperienze e tutto il mondo (quello reale) che vi è dietro. Ci sono libri che hanno scalato le classifiche pur essendo un’accozzaglia di informazioni distorte. Hanno avuto un successo mondiale senza cognizione di causa del loro significato, col risultato che hanno dato una visione distorta alle nuove generazioni di qualcosa che sembra un eccesso (quindi è diventato attrattiva), ma che invece può collocarsi su un piano assolutamente normale. Hanno in sostanza solleticato una curiosità insita nei milioni di lettrici che ne sono rimaste affascinate, pur restando una piaga sanguinolenta.

  • Secondo lei cosa distingue l’erotico dal pornografico?

Secondo me la distinzione tra erotico e pornografico è da ricercarsi in quel filo sottile su cui sta in bilico il lettore stesso.

Pertanto questa classificazione si trova nella testa di chi legge e non nella penna di chi scrive.

Oggi il panorama erotico è ampio, così come quello pornografico. È la sensibilità di ciascuno che ne dà l’etichettatura. Potrei dirle che per me è volgare l’uso troppo esplicito di termini anatomici o di azioni sessuali, ma le mentirei, perché dipende molto dal contesto e dalla modalità con cui questi elementi vengono inseriti nella narrazione.

Io adoro Tiffany Reisz proprio perché con i suoi libri mi ha fatto superare quelli che credevo essere alcuni miei limiti mentali, pur restando esplicita e a volte cruda nelle sue descrizioni.

Un grande autore riesce a fare anche questo, fa evolvere non solo il suo personaggio ma anche il lettore con esso. Purtroppo il confine tra un obbrobrio volgare e una scena erotica eccellente è molto labile. Dopotutto un libro è di qualità quando ti lascia qualcosa dentro una volta che sei arrivato all’ultima pagina, inizia nella testa e nel cuore dell’autore e finisce dentro quelli del lettore.

 

  • Per rappresentare in forma scritta un atto sessuale, è necessario saper dosare in modo chirurgico le parole. Come si “allena” tecnicamente e quanta importanza assegna alla fase di editing?

Io leggo molto e credo che sia la miglior palestra per uno scrittore. La fase di editing è fondamentale, ti permette di correggere quelli che io chiamo gli “orrori” e di limare laddove ce n’è bisogno. Fatto da un professionista l’editing risulta ancora più efficace ed io sono sempre e comunque aperta a questa eventualità per quanto riguarda i miei libri, a meno che non sia toccata la struttura propria della storia o la caratterizzazione dei personaggi. A quel punto non è più un editing ma un libro scritto da un altro.

 

Nell’immagine c.1920s French postcard

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