PERCHÉ IL REDDITO DI BASE È UNA BATTAGLIA FEMMINISTA

Con l’intervento allegato, vorrei aprire un dibattito sul reddito di base (di seguito anche “Basic Income” o “BI”,) come strumento privilegiato di supporto alla battaglia femminista.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un confronto politico molto fumoso sull’argomento, in cui interpretazioni avanzate da soggetti tutt’altro che informati si sono accompagnate a una serie di proposte che – ahinoi – poggiavano su tante e tali fallacie argomentative da generare un livello critico di confusione. L’esito di un siffatto pressapochismo ha reso assai difficoltosa la comprensione delle differenze che intercorrono tra concetti quali “reddito di cittadinanza”, “reddito di inclusione” e “reddito di dignità”.

L’auspicio è di confrontarci per poter formulare insieme le speranze e sviscerare i punti di una proposta che abbia a oggetto l’assunzione di questa politica come battaglia sostenuta dal movimento femminista italiano in modo unitario.

Le ragioni per cui ritengo che questa battaglia debba essere da noi sostenuta con forza sono di seguito sintetizzate:

  • nel nostro Paese persistono alti tassi di povertà, e le donne e i bambini ne sono i soggetti più vulnerabili. Condizioni di indigenza sono la minaccia più feroce all’indipendenza delle donne;
  • l’occupazione è sempre più precaria e un posto di lavoro non è più una garanzia di una vita priva di povertà o dipendenza;
  • molte donne hanno fatto enormi passi avanti in materia di istruzione e di accesso a una più ampia gamma di occupazioni, ma tale processo non deve lasciare indietro chi non può (o anche non vuole) parteciparvi. Ritengo che sia necessario creare condizioni di indipendenza anche per quelle di noi che decidono di dedicarsi a lavori domestici o di cura della famiglia;
  • partecipare in modo consapevole e positivo alla quarta rivoluzione industriale richiede da parte nostra di sviluppare una visione diversa dello stato sociale e di essere le prime manager del sistema di governance dell’intelligenza automatica diffusa. Molte delle professioni in cui siamo impiegate potrebbero essere automatizzate già nei prossimi dieci anni, così che la nostra presenza all’interno del mondo del lavoro rischia di essere gravemente compromessa;
  • la maternità è oggi un fattore di esclusione e di controllo sociale. In questo contesto diventa fondamentale pensare a un diritto universale alla maternità che vada a colpire il paradigma capitalista per cui l’individuo ha diritto alla retribuzione solo se “produce” beni o servizi;
  • la violenza perpetrata dagli uomini sulle donne si accompagna spesso a situazioni di assoggettamento economico, pertanto la stessa può essere efficacemente contrastata con misure che consentano alle donne di allontanarsi dal nucleo famigliare senza che questo rappresenti l’inizio di una vita di stenti;
  • il BI costituisce un mezzo privilegiato di contrasto al mercato delle prostitute schiavizzate. È facile infatti comprendere come una entrata economica di questo tipo estirpi alla radice le basi di povertà estrema sulle quali si fonda nella quasi totalità dei casi la scelta di fare mercimonio del proprio corpo.

14793691_351520218514011_33909931_nIl paper è così strutturato:

  1. definizione di reddito di base e analisi delle sue caratteristiche principali;
  1. status del dibattito a livello globale;
  2. status del dibattito a livello nazionale;
  3. analisi delle sinergie tra reddito di base e obiettivi femministi;
  4. conclusioni.

 

 

 

Link:

PERCHÉ IL REDDITO DI BASE È UNA BATTAGLIA FEMMINISTA di Melania Mieli

http://www.bin-italia.org/perche-reddito-base-battaglia-femminista/

 

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