Manifesto dell’Iper-realismo-pop di Davide Rissone

Mi sono spesso chiesta cosa dovrebbe spingere un lettore a scegliere il mio romanzo o quello di un autore esordiente piuttosto che le straordinarie opere classiche dispensate a buon mercato nelle migliori librerie. La risposta che mi sono data è una: l’innovazione.

Sono felice di trattare l’argomento innovazione letteraria con Davide Rissone – scrittore che da un anno collabora con due riviste (Alibi e Alieni metropolitani) che si occupano di narrativa breve sperimentale e postmoderna – padre di una nuova corrente letteraria: l’Iper-realismo-pop.

 

Si riporta di seguito il Manifesto dell’Iper-realismo-pop a cura di Davide Rissone.

 

OH DIO, MIO FIGLIO STA VOMITANDO ARCOBALENI!

 

  1. Ora che il Postmodernismo è morto e con lui l’Avant-pop qualcosa sta iniziando a prendere piede nell’immaginario culturale e propongo di chiamare questo nuovo fenomeno Iper-realismo-pop.

 

  1. Nella società contemporanea il significato e il valore degli eventi ai quali si assiste e di cui si fa esperienza, siano essi di interesse pubblico o meramente privati, è stato sostituito da un processo di percezione collettiva per la quale la comprensione degli stessi è quanto mai artefatta e spettacolarizzata ad opera della sempre più invadente ingerenza dei mezzi di comunicazione in ogni ambito della vita umana. Questi strumenti, con cui ci si interfaccia ogniqualvolta si deve condividere, evocare, trasmettere o mostrare un’emozione oppure quando si vuole esprimere un’opinione, hanno contribuito a creare uno scenario nel quale una morte, una nascita, una tragedia o un successo personale finiscono per essere reali e tangibili solo se filtrati attraverso la lente dello spazio web o lo schermo tv, e in cui è possibile comprenderli, accettarli e rielaborarli solo sulla scorta di queste nuove dinamiche da cui, di fatto, si originano e si sviluppano.

 

  1. Se la fine delle grandi narrazioni, l’autoreferenzialità, lo sperimentalismo, imperscrutabilità e la destrutturazione tipiche del Postmodernismo prima, e la cinica accettazione della realtà e della sua artificiosità di cui si è fatto portavoce l’Avant-pop dopo, hanno di fatto innalzato delle barriere tra coloro i quali detengono gli strumenti necessari a fronteggiare la complessità della società moderna e le persone comuni, invece di erigere un ponte tra i due mondi, l’Iper-realismo-pop vuole colmare il buco semantico venutosi a creare.

 

  1. In ambito letterario il Postmodernismo si è caratterizzato per una spiccata propensione critica verso la deriva ipertecnologica e mediatica di cui la società tout court si è resa protagonista, e lo ha fatto attraverso precise scelte tanto linguistiche quanto stilistiche che hanno contribuito a renderlo una delle correnti letterarie più innovative del Novecento: il pastiche letterario, la metanarrativa, la fusione di registri alti con registri prettamente colloquiali e popolari, la destrutturazione della narrazione e la sua non linearità fino ai casi limite di illeggibilità logica nello sviluppo del tessuto narrativo, il deterioramento del tempo e una certa autoreferenzialità per la quale in talune occasioni l’opera assume significato in sé a prescindere dagli elementi tradizionali del romanzo/racconto di cui si compone il testo, quali la trama, i personaggi, l’ambiente nel quale gli attori interagiscono, la voce narrante e il punto di vista.

L’Avant-pop invece, che dal Postmodernismo ha mosso i primi passi, ha tentato di andare oltre sostituendo la formula “Io, chiunque sia, metterò insieme questi bit di dati e formerò un testo, tu, chiunque sia, produrrai il tuo significato in base a ciò che tu porti nel testo” con Io slogan “Io, chiunque sia, interagisco costantemente con i dati creati da Voi Collettività, chiunque siate, e interagendo con il Collettivo-Voi troverò il significato” persuaso dalla convinzione di dover fare proprie le nuove modalità di relazione uomo-mondo.

Oggi, tutto questo non è più sufficiente.

 

  1. Il movimento Avant-pop, ponendosi come obiettivo il riavvicinamento del pubblico al mondo della fiction letteraria ha portato alle estreme conseguenze alcune intuizioni proprie del Postmodernismo, una su tutte il pastiche letterario, e nel farlo è penetrato nelle trame della cultura dominante, e da quella ha mosso per individuare delle modalità alternative e mostruose attraverso cui raccontarla e imparare ad amarla. L’Avant-pop non solo ha voluto mostrare gli orrori della società post-post-moderna (a qualcuno piace definirla così) in cui lo spazio mediatico si è delineato come il luogo per eccellenza nel quale avvengono la maggior parte delle interazioni sociali e in cui si è rapidamente sviluppata una cultura popolare dei (social) media capace di influenzare il modo in cui viene utilizzata l’immaginazione per elaborare esperienze individuali e collettive, ma si è convinto di poter guadagnare lo statuto di specchio di quella stessa società, accogliendo dunque di buon grado la profonda compenetrazione della tecnologia, dei mass media e dei social network nella vita delle persone. Una fusione di cui ha dato conto attraverso l’utilizzo di tecniche narrative le cui radici stilistiche affondano nelle letterature fantascientifiche, fantasy, horror, erotica, non-sense, infarcite però di linguaggi mutuati dal mondo televisivo, cinematografico, fumettistico e informatico.

Il più grande limite di questo tipo di approccio, per quanto innovativo e per certi versi lungimirante, risiede nel non aver osato di più (il ristretto arco temporale in cui l’Avant-pop ha goduto di una discreta fama ne è una dimostrazione lampante), nel non essere stato in grado di compiere l’ultimo decisivo passo verso la fondazione di una corrente che potesse definirsi realmente lo specchio della società contemporanea e che di essa ne restituisse un’immagine tanto reale quanto escatologica. Gli scrittori che più hanno contribuito alla fondazione del movimento sono rimasti vittima dello stesso principio da cui muovevano; per dirlo con le parole di Baudrillard, un mondo in cui finzione e realtà vengono meno, abolite entrambe dall’iper-realtà.

 

  1. Per tanto, se riteniamo assodato il principio secondo il quale la letteratura deve essere il termometro del sentire comune in un dato momento storico-sociale, e al tempo stesso una delle chiavi interpretative della realtà, credo sia indispensabile colmare la distanza sorta tra l’Avant-pop e il suo pubblico, attraverso la promozione di una nuova sensibilità.

 

  1. Il passo in avanti potrà realizzarsi solo abbandonando i mondi immaginari, distopici, allucinati e fantastici di cui si sono cibate le storie dell’Avant-pop, e recuperando il principio del reale, di ciò che potrebbe apparire persino banale, conosciuto o addirittura insignificante, ma di cui si compone l’intera esistenza umana. Non un semplice realismo, ma un iper-realismo sui cui convergono via via una commistione di linguaggi tradizionali e non, mutuati dall’immaginario televisivo, cinematografico e virtuale, associato all’uso di tecniche narrative non convenzionali. Questo nuovo modo di raccontare non farà più riferimento a mondi fantastici o alternativi dominati da elementi irreali e spesso e volentieri assurdi a cui, necessariamente, si fatica ad affezionarsi e a considerare prossimi alla realtà vissuta sulla propria pelle quotidianamente quand’anche rispettano i principi di non contraddittorietà e verosimiglianza, ma sarà al servizio di intrecci e trame che affondano la loro radici nel reale, nella vita comune.

 

  1. L’Iper-realismo-pop, tenendo in debito conto queste due istanze, produce scritti nei quali le tematiche di ampio respiro di cui la letteratura si è sempre occupata (amore, relazioni interpersonali, conflitti, formazione, tragedie, comicità), si sviluppano all’interno di contenitori inediti (conversazioni telefoniche, spot pubblicitari, chat, tweet, post, video, telefilm, ecc.) e di essi si nutriranno, creando un modello letterario peculiare da cui partire per uscire dall’impasse in cui spesso la letteratura contemporanea si è confinata.

 

  1. A ben vedere esistono già dei modelli a cui riferirsi, ma non è ancora rintracciabile, né in Italia né all’estero, un vero e proprio movimento in cui possano confluire queste nuove sensibilità. La mancanza di unità stilistica e concettuale in grado di accumunare gli esperimenti posti in essere sotto lo stesso tetto mi porta a credere che non vi sia la necessaria consapevolezza, e per questo ritengo quanto mai opportuno fondare una corrente il cui obiettivo è raccontare storie (esattamente come la letteratura dovrebbe fare) iper-reali, con un linguaggio non solo popolare, ma anche e soprattutto moderno, o meglio ultra-moderno, che osi portare alle estreme conseguenze quelle intuizioni che fino ad oggi si sono arrestate ad uno stadio embrionale.

 

  1. L’iper-realismo-pop rappresenta non solo il presente della letteratura contemporanea, ma anche il futuro. Un modello dal quale partire per restituire profondità e autorevolezza al mondo della fiction strappandolo al baratro nel quale si è confinato ostinandosi a produrre opere di indubbio valore stilistico, ma spesso troppo lontane dal sentimento comune e quindi incapaci di penetrare a fondo nel tessuto sociale, un obiettivo imprescindibile per qualunque forma di arte.

 

 

  • L’Iper-realismo-pop nasce come tentativo di superare il postmodernismo e l’avant-pop che da esso è scaturito. Per i non esperti del genere, ci può fornire una definizione di postmodernismo e avant pop? Quali sono gli autori di riferimento di questo genere?

 

Partiamo dal fondo. L’avantpop, di cui Mark Leyner è ideatore nonché portavoce, rappresenta l’esplicito intento di superare la sterilità e l’autoreferenziale in cui si è arenata, secondo l’autore e i suoi fedeli adepti, la letteratura postmoderna dopo aver sconvolto il mondo delle arti a partire dagli anni sessanta del Novecento. L’idea dalla quale ha mosso i primi passi l’Avantpop, e il suo più grande merito al di là del successo commerciale o meno dei suoi rappresentati, è stata quella di rendere conto, attraverso la letteratura, della sempre più marcata ingerenza dei mass-media nella vita dell’uomo moderno (in Italia, per chi fosse interessato a riscoprirne alcuni autori, Fannucci e Shake edizioni, una ventina di anni fa hanno edito due raccolte di racconti includendo autori come Leyner, Gibson, Sterling, Acker, Cooper, Shiner, Lethem e altri, cercando di catturare lo spirito di quello che sembrava dovesse essere un movimento rivoluzionario capace di stravolgere l’intero mercato editoriale mondiale). Un’ingerenza, dicevo, totalizzante che ha ridisegnato le modalità attraverso le quali le persone si relazionano alla realtà circostante, incapaci di farlo a prescindere dai linguaggi televisivi, del web, e dei social media. E per fare questo, l’Avantpop, ha creato opere in cui tali linguaggi, da quello televisivo a quello dei videogiochi, dall’informatico al fumettistico passando attraverso un’infinità di contaminazioni linguistiche e visive, si mescolavano tutti insieme, in una sorta di pastiche non tanto di generi quanto di forme della narrazione. Si trattava perlopiù di opere pseudo fantascientifiche in cui si rintracciavano elementi tipici dei gialli hard boiled o dei fumetti, dei romanzi erotici o dei fantasy, assemblati senza soluzione di continuità, il tutto in nome, come si evince dal manifesto di Leyner (disponibile sul web), della totale accettazione della società post-industriale consumistica, digitalizzata e eternamente connessa e tecnologicamente dipendente.

Il postmodernismo, invece, le cui opere principali sono attribuite a scrittori come Joseph Heller, John Barth, Roland Barthelme, Rober Coover, William Gass, William Gaddis, Robert Federman, John Hawkes, David Foster Wallace, Thomas Pynchon, Don Delillo, Julio Cortázar, Jorge Luis Borges, Nabokov, John fowles ecc. ha portato a compimento alcune intuizioni di cui il modernismo di Joyce, Faulkner e T.S. Eliot si era fatto portavoce: la disintegrazione dell’io, il ridimensionamento della fiducia nelle capacità onnicomprensiva dell’uomo, l’individualismo, la non linearità temporale della narrazione, l’estensione del principio utilitaristico a tutti gli aspetti della vita, il carattere finzionale e illusorio della realtà, il concetto di inconscio, il culto del corpo fino ai limiti del narcisismo patologico, la fine della grandi narrazioni, il consumismo sfrenato da cui derivano le grandi dipendenze e paranoie moderne. Non solo. Il postmodernismo ha compiuto un passo in avanti decisivo, dichiarando come la letteratura debba essere consapevole di se stessa e votata, nel suo sviluppo, ad interrogarsi sulle logiche e le dinamiche che la governano e da cui prende vita. Per questo motivo il postmodernismo è stato erroneamente accusato di autoreferenzialità (una caratteristica che certo possiede ma che non lo definisce tout court) e di essere solo metanarrativa (un altro carattere necessario ma non sufficiente a definirlo).

La letteratura postmoderna, superando la tendenza realista del secondo dopoguerra, ha cercato di rivitalizzare il mondo delle lettere mostrando quanto fosse essenziale, affinché si mantenesse vivo e in contatto con l’uomo, la riflessione su se stesso, spingendosi oltre i confini della mera narrazione e creando nuove ed inedite modalità di fruizione del testo in cui, per esempio, è l’autore a dover fornire il senso di ciò  che legge o della storia con cui si sta confrontando, pensiamo alla Rayuela di Cortázar, assumendo pertanto un ruolo nuovo e attivo indispensabile a far sì che l’opera si completi. Pensiamo ancora a Biancaneve di Barthelme in cui il lettore è invitato a rispondere ad un questionario riguardo al testo finalizzato a capire quanto la storia sia di suo gradimento e se si sta comprendendo a pieno.

 

  • Chi ha ucciso il postmodernismo che, al punto 1 del suo manifesto, definisce “morto”?

 

Più che altro credo si possa dire che si è suicidato! Le innovazioni tecniche e tematiche da cui ha preso origine il movimento, a lungo andare, hanno finito per rivelarsi delle armi a doppio taglio, capaci sì di innovare e rivoluzionare la letteratura alle radici, ma finendo per rendere la fruizione della stessa sempre più complicata e alle volte esclusiva. Alcune opere, penso a Lost in Funhouse di Barth, l’Infine Jest di Wallace, L’arcobaleno della gravità di Pynchon, JR di Gaddis, Lontano dal paradiso di Gass o Finzioni di Borges, sono non solo testi voluminosi e difficili da maneggiare, ma soprattutto infarciti di simboli, richiami letterari, metafisici, scientifici, teorie e riflessioni filosofiche alle quali la maggior parte delle persone non ha accesso e la cui comprensione è assai difficoltosa se non a fronte di un’adeguata preparazione. Se a questo sommiamo che alcune intuizioni, di fatto estremamente interessanti, a lungo sono risultate meri esperimenti votati più allo sperimentalismo che alla creazione di una nuova strada da percorrere per innovare la letteratura, mi riferisco al concetto in sé di metanarrativa o al non-sense insito in alcuni lavori, ci troviamo di fronte ad una corrente letteraria rivoluzionaria, affascinante, ma piuttosto sterile, destinata ad essere superata una volta digeriti i suoi moniti e interiorizzati i suoi insegnamenti, esattamente come è avvenuto con la nascita dell’Avantpop. In ultima istanza vorrei aggiungere che il postmodernismo si caratterizza per un implicito carattere di elitarietà dovuto per lo più al background culturale degli autori del movimento, illustri teorici e fini pensatori il cui obiettivo principale era fornire una via d’uscita all’impasse in cui si era arenato il romanzo dopo la grande rivoluzione modernista, e per nulla o quasi interessati a vendere i propri lavori. Basti pensare che le Perizie di Gaddis ha venduto qualche centinaio di copie.

 

  • I mezzi di comunicazione hanno condizionato e tutt’ora manipolano gli eventi di carattere pubblico/sociale con strumenti ormai piuttosto sdoganati, per quanto riguarda le esperienze di vita personale, come interferiscono? Il fatto che la canzone “Vorrei ma non posto” di JAX e Fedez sia diventata il tormentone dell’estate dimostra che la percezione di tale interferenza è popolare?    

I mezzi di comunicazione di massa, e soprattutto i social media e internet in generale, non solo interferiscono nella vita dell’uomo, bensì sono riusciti a far sì che, come ricordavo poc’anzi, non ci si possa più relazione e fare esperienza del mondo circostante a prescindere dal loro linguaggio e, più in generale dal loro filtro. Nulla ha più significato, rilevanza pubblica o privata, o è degno di attenzione se non si attiene alle regole che i media impongono o se non passa attraverso la loro approvazione. E questo vale soprattutto per l’esperienza personale di cui rendiamo conto sempre e comunque attraverso i canali messoci a disposizione dal web: il dolore per una perdita, il cordoglio per un evento traumatico di carattere pubblico, una nascita, una morte, una ricorrenza, qualsiasi aspetto della nostra vita privata viene divulgato attraverso un post, un tweet, una foto o preceduto da un hashtag che di fatto fa si che quella cosa diventi reale, nonché condivisibile, e quindi meritevole di attenzione.

 

  • Dal punto 7 e 9 del suo Manifesto: “Il passo in avanti potrà realizzarsi solo abbandonando i mondi immaginari, distopici, allucinati e fantastici di cui si sono cibate le storie dell’Avant-pop, e recuperando il principio del reale, di ciò che potrebbe apparire persino banale, conosciuto o addirittura insignificante, ma di cui si compone l’intera esistenza umana. Non un semplice realismo, ma un iper-realismo sui cui convergono via via una commistione di linguaggi tradizionali e non, mutuati dall’immaginario televisivo, cinematografico e virtuale, associato all’uso di tecniche narrative non convenzionali.” e “ritengo quanto mai opportuno fondare una corrente il cui obiettivo è raccontare storie (esattamente come la letteratura dovrebbe fare) iper-reali, con un linguaggio non solo popolare, ma anche e soprattutto moderno, o meglio ultra-moderno, che osi portare alle estreme conseguenze quelle intuizioni che fino ad oggi si sono arrestate ad uno stadio embrionale.” Mi può tranquillizzare sul fatto che non rischiamo di trovarci sommersi da chattate di whatsapp spacciate per letteratura?

Che Dio ce ne scampi! No, scherzi a parte. Credo che la letteratura, come l’arte nel suo insieme, debba rispecchiare la società e i mutamenti socio-culturali in seno ad essa, e ritengo quanto mai inaccettabile una produzione artistica come quella alla quale stiamo assistendo in cui il mercato è diviso tra opere eccessivamente intellettuali, se vogliamo, o opere di infimo valore, incapaci entrambe di penetrare in profondità nel tessuto sociale e toccare il cuore delle persone; fine ultimo a cui dovrebbe tendere la letteratura. L’adesione alla realtà di cui parlo, ovvero l’iper-realismo dovrebbe realizzarsi attraverso una valorizzazione del quotidiano, o ancor meglio attraverso un’addizione di peso, al contrario di come predicava Eco, all’azione dell’uomo, in modo tale da restituirle la forza di cui ha bisogno per tornare a dare significato al mondo stesso. È indispensabile parlare di uomini e di ciò che fanno per attribuire significato al contesto nel quale vivono e interagiscono, in un modo che possa restituire, è chiaro, dignità alle letteratura al di là delle opere di mero successo commerciale e senza alcun valore in sé, quali Cinquanta sfumature di grigio, ma senza dover per forza guardare a lavori inaccessibili come la Recherche di Proust la cui importanza prescinde dal numero di lettori a cui è arrivata. Ora, per quanto un tale discorso possa essere frainteso temendo un adattamento della letteratura al mercato, io rispondo che se davvero venisse a crearsi un processo dialettico tra opera, mercato editoriale e lettore, sono persuaso dalla convinzione che tutti ne trarrebbero giovamento, il lettore più di tutti che potrebbe riavvicinarsi ad una realtà, quella della lettura, spesso considerata noiosa e troppo ostica e altre volte troppo leggera, un’attività da ombrellone o toilette! Se ciò dovesse avvenire, saremmo di fronte ad una grande svolta culturale.

 

  • Come sono costruiti i personaggi iper-real-pop? Ci sono degli archetipi ricorrenti?

 

I personaggi sono gli uomini comuni, siamo io e lei, sono le persone che si incontrano al supermercato, sulle chat, camminando per strada, sui social network, a scuola, ovunque. Sono tutti quegli individui che soffrono, più o meno apertamente, per cercare il loro posto, la loro dimensione, un motivo per stare al mondo e che spesso e volentieri finiscono per trovarlo dove in realtà non c’è, o meglio al di fuori di se stessi e non scavando nella loro interiorità, un’altra pratica oramai desueta ma di grande valore euristico. Tornare a parlare di realismo, o meglio di iper-realismo, dopo anni in cui si sono narrate storie quanto mai lontane dal reale, storie ambientate in mondi paralleli, nello spazio, sul web o in altre dimensioni, riaprire la pagina del realismo, significa compiere un grande sforzo, dopo aver gettato senza troppo rimorsi nel dimenticatoio autori come Raymond Carver, John Cheever, e Richard Yates additandoli come obsoleti e anacronistici. Ora, a prescindere da quanto il mio manifesto potrà incontrare pareri favorevoli, nel dibatto sul futuro della letteratura si sta proprio parlando di realismo, e in particolare di autori come Jennifer Egan, Houllebecq e Roberto Bolaño capaci, con le loro opere (mi riferisco soprattutto alle Particelle elementari, a Il tempo è un bastardo, e a Detective selvaggi), di interpretare lo spirito del tempo, per dirla alla Hegel, e di fornire quella riflessione escatologica e interpretativa di cui erano deficitarie, come giustamente ha ricordato in più occasioni NIcola Lagioia, gli scritti postmoderni. E ancor più interessante in tutto questo, è notare come in alcuni di essi, in particolare ne Il tempo è un bastardo, e in altri lavori più o meno contemporanei (Hotel del Nord America di Rick Moody, JR e Gotico Americano di William Gaddis e addirittura nell’ultimo album della cantante Beyoncé, Lemonade) siano presenti degli elementi riconducibili all’Iper-realismo-pop (mescolanza di linguaggi, tendenza ad utilizzare forme narrative non proprie della letteratura, annullamento dell’alternanza tra parti narrate e dialoghi in favore di questi ultimi ecc.) tanto da indurre a credere che, forse non consapevolmente certo, esista, però una sensibilità e una tendenza verso cui ci si sta dirigendo e che sta solo aspettando di essere denominata.

 

  • Come immagina il lettore iper-real-pop tipo? Pensa che esistano delle tipologie di persone a cui tale genere è particolarmente congeniale?

Tutti dovremmo leggere storie iper-realiste e pop, in particolar modo per imparare a comprendere i meccanismi da cui siamo governati e da cui spesso ci sentiamo in trappola e riacquistare quella consapevolezza necessaria per vivere al meglio nel mondo contemporaneo o post-post-moderno o in qualunque modo lo si voglia definire. È un progetto ambizioso la cui portata sarebbe grandiosa, e per quanto temo che i risultati aspettati tarderanno ad arrivare, tornare a discutere di letteratura e di arte, del suo ruolo nella società e del suo posto, è di fatto un primo e decisivo passo verso quel mondo a cui mi riferivo prima in cui la lettura non è solo un passatempo privo di valore, bensì uno strabiliante strumento a disposizione di tutti per capirci qualcosina in più di questo mondo che si muove a velocità supersonica!

 

Per maggiori informazioni si rimanda al sito internet:

http://iper-realismo-pop.blogspot.it/2016/07/manifesto-delliper-realismo-pop-di.html?spref=fb&m=1

 

L’immagine utilizzata nell’articolo è tratta dal seguente sito internet:

http://abduzeedo.com/impressive-and-creative-digital-surrealism

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