Il primo libro per bambine e bambini sul sesso come atto consapevole e di piacere: intervista alla co-autrice Francesca D’Onofrio

L’UNESCO ha aggiornato nel 2018 la Guida tecnica internazionale sull’educazione sessuale (prima pubblicazione 2009) in cui traccia le linee guida su come adottare un approccio globale al tema e assistere le istituzioni competenti all’istruzione, alla salute e allo sviluppo nell’implementazione di strutture scolastiche ed extrascolastiche con programmi completi di educazione sessuale. Nonostante questi sforzi, tuttavia, troppi giovani continuano a compiere il passaggio dall’infanzia all’età adulta ricevendo dati imprecisi, informazioni incomplete o cariche di pregiudizi che incidono sul loro sviluppo fisico, sociale ed emotivo. Questa inadeguatezza non solo esacerba la vulnerabilità delle bambine e dei bambini, future donne e futuri uomini, ma rappresenta anche il fallimento di coloro che hanno il dovere nella società di adempiere ai propri obblighi nei confronti di un’intera generazione.

In Italia non è previsto l’insegnamento dell’educazione sessuale come materia obbligatoria, e in Europa sono nella stessa situazione anche Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania. Ci sono state più proposte di legge negli anni, finite nel nulla. Il primo atto parlamentare che menziona l’educazione sessuale è del 1967 e, otto anni più tardi, nel 1975 viene promossa la prima proposta di legge da alcuni parlamentari del Partito comunista. La proposta più recente è stata presentata il 7 maggio 2021 da Stefania Ascari, parlamentare nella Commissione Giustizia e Antimafia, prima firmataria della legge “Codice rosso” contro la violenza di genere. Si tratta della Delega al Governo per l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione affettiva e sessuale nel primo e nel secondo ciclo di istruzione nonché nei corsi di studio universitari.

In attesa che la proposta venga discussa, nelle scuole italiane, lo studio della sessualità è relegato in qualche sporadica lezione di anatomia. Tra risatine imbarazzate e disagio, i temi trattati sono limitati al mero funzionamento degli organi riproduttivi maschili e femminili onde evitare gravidanze indesiderate e alla descrizione dei metodi di prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili. Quasi inesistente è l’educazione al piacere, soprattutto quello femminile. Approfondimenti sull’orientamento sessuale e sulle possibili identità di genere vengono accuratamente evitati. Troppo spesso poi, anche nelle famiglie l’argomento viene sepolto da timore e pudore. L’offerta mediatica è sempre più concentrata sull’educazione sessuale (pensiamo a serie di successo quali Sex Education o Sex, Love & Goop di Gwyneth Paltrow, oppure alle 10 puntate speciali di Superquark+ con Piero Angela, o ancora alla serie Sex, Uncut su Prime Video), ma si può delegare all’intrattenimento tale compito? Il risultato è che i giovani, nel momento più delicato della crescita, non ricevono veramente gli elementi necessari per comprendere fino in fondo la propria intimità. Privi di oneste informazioni in merito, è inevitabile che cerchino risposte immediate nella rappresentazione più esplicita alla quale possono attingere: la pornografia. Sono in molti, infatti, che basano la loro conoscenza sessuale sul porno, dimenticando che la pornografia, soprattutto quella tradizionale, non è sesso ma performance.

In questo contesto, nasce il progetto di Francesca D’Onofrio e Silvio Montanaro, con le meravigliose illustrazioni di Luisa Montalto, “Cos’è il sesso”, edito da Momo Edizioni, libro per bambini e bambine, ma anche un libro di supporto e “aiuto” per i genitori che devono trovare le parole per spiegare cosa è questo “sesso” di cui tutti parlano. Ho incontrato Francesca per farmi raccontare questo progetto che per la prima volta parla di sesso slegato dalla “procreazione”, il sesso come atto consapevole e di piacere, come relazione sociale e umana, come scelta: il sesso “non solo per fare bambini”. Insomma una rivoluzione!

MM: Quale target di lettrice e lettore avevate in mente?

Avevamo in mente un target dai 6 anni, ma nulla vieta di apprezzare il libro a tutte le età. Le informazioni che vi sono contenute sono valide a prescindere, la formula utilizzata è quella di un testo sintetico e le illustrazioni che sono un aiuto nel chiarire i concetti. Abbiamo tenuto conto anche delle figure adulte che potrebbero non avere gli strumenti per rispondere alle domande sul sesso delle bambine e dei bambini che si manifestano già dai due o tre anni. Sembra molto presto ma è quella l’età in cui nasce la curiosità e, ove possibile, l’esplorazione. Quando le piccole o i piccoli chiedono non si può scappare, o meglio, scappare o essere fumosi crea una serie di dubbi e amplifica la curiosità.

MM: Come avete fatto a trovare il linguaggio giusto?

È stata la parte più difficile del progetto, un percorso molto lento. Io e Silvio siamo due persone adulte e con il nostro bagaglio di esperienza, trovare un linguaggio comprensibile e neutro è stata una sfida. Ogni parola utilizzata è stata scelta con cura ed è stata teatro di tante discussioni, comprese quelle legate a tematiche di genere. Il nostro obiettivo è trasmettere le informazioni in modo neutro e scientifico, non dando adito a stereotipi o giudizi.

MM: Come si è realizzato il connubio con l’illustratrice?

Abbiamo coinvolto l’illustratrice da subito, Luisa ha fatto parte del team dall’inizio e le abbiamo chiesto di esprimere il suo pensiero. La mediazione è stata facile: eravamo allineati, le richieste di modifiche sono state minime e legate alla possibilità di rendere i personaggi fluidi e lontani da stereotipi.

MM: Perché gli adulti spesso hanno difficoltà a parlare di sesso alle bambine o ai bambini?

Esiste una versione collaudata (che odio!) che dice che se il sesso si spiega poi si perde la magia. Credo che il vero problema sia che parlare di sesso ci mette immediatamente in contatto con quello che noi pensiamo e sentiamo rispetto alla sessualità, e spesso alla grande impreparazione. Dentro alle nostre risposte da adulti portiamo il nostro bagaglio di imbarazzi, fallimenti e convinzioni. Il fatto di avere competenze sessuali limitate mette in difficoltà molti adulti che credono a passa parola che non hanno alcuna base scientifica. Questa “ignoranza” continua quando si raccontano ai più piccoli un sacco di favole su come si fanno i figli, ad esempio. C’è ancora una visione molto poco corretta di come si rimane incinta, pensiamo a tutti i promotori del coito interrotto! E infine c’è anche il grosso tema della difficoltà a reperire informazioni corrette e di inserirle nel proprio racconto emotivo affinché possano poi essere trasmesse in modo comprensibile.

MM: Perché è importante che l’educazione sessuale parli di piacere e di attrazione?

Quando pensiamo ai bambini e alla sessualità non possiamo non pensare al piacere: quando un bambino si si tocca scopre che il suo corpo è un luna park e che specifiche parti di quel corpo gli danno particolare piacere, sperimenta ciò che gli piace senza alcun pregiudizio. Non ha ancora stereotipi legati al come si deve fare sesso e con quale corpo canonicamente accettato. Quelli arrivano dopo, purtroppo. Educare al piacere vuol dire bandire stereotipi e pregiudizi che troppo spesso passano per la svalutazione dell’altro o dell’altra, e costituiscono la base per tutta una serie di insicurezze legate al proprio corpo. È importante comunicare che tutte e tutti possono fare sesso e avere la soddisfazione sessuale, così abbiamo cercato il più possibile parlare di attrazione e piacere rivalutando quelli che sono i soliti grandi assenti quando si parla di educazione sessuale.

Biografia autrici e autori:

Francesca D’Onofrio

È nata davanti al mare nel 1970. Psicologa, psicoterapeuta e mediatrice familiare, da diversi anni si occupa di sessualità: conduce workshop sull’orgasmo femminile e sulla menopausa, fa consulenza individuale e di coppia, scrive libri e articoli in proposito. In sintesi appena può parla di sesso.

Silvio Montanaro

Si occupa di video dal 1985 come operatore di ripresa, montatore e regista. Impegnato nella comunicazione come redattore radiofonico (radiouno, isoradio) e pubblicista. Dal 2015 affianca Francesca D’Onofrio nel lavoro di sex counseling, approfondendo i presupposti teorici dell’immaginario sessuale.

Luisa Montalto

Artista e Illustratrice auto-didatta, ossessionata da tutte le correnti pop asiatiche, ricerca canoni di bellezza sorprendenti ed emozionanti. Dopo aver trascorso più di cinque anni a Singapore, studiando tecniche di pittura cinesi, oggi lavora ad albi Illustrati e quadri ad olio, mentre va a caccia di fuochi d’artificio.

La casa editrice

Momo è una casa editrice e un progetto culturale indipendente.
Momo fa libri e organizza eventi.
Momo è fatta da persone che hanno già lavorato per un decennio nel mondo della produzione culturale.
Momo costruisce ponti e rete, organizza relazioni e cultura.
Momo pubblica libri per bambini e per ragazzi nella collana LibriMonelli e nella collana I libri di Momo. Pubblica libri di fumetti nella collana Estranei.
Pubblica libri per adulti (saggistica politica e narrativa) nella collana xXx.
Inoltre pubblica, in esclusiva, i libri del progetto di Capitan Calamaio nella collana I libri di Capitan Calamaio.
Momo ha aperto un ponte con le produzioni culturali ed editoriali in Catalogna, con la casa editrice Tigre de paper e con il Festival Literal di Barcellona.
Momo è fatta dalle precarie e dai precari e dal mondo dei precari.
«I precari sanno fare tutto – i precari possono fare tutto – i precari faranno tutto».

Author: MelaniaMieli

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