Gli uomini mi spiegano le cose: 6 suggerimenti per reagire con efficacia ed evitare (forse!) di picchiare capi/colleghi/sottoposti

“Gli uomini spiegano le cose a me, e ad altre donne, anche quando non sanno di cosa stanno parlando. Alcuni uomini. Le donne sanno a cosa mi riferisco. A quella presunzione che a volte ci mette in difficoltà, che ci impedisce di esprimerci e di farci ascoltare, che condanna le più giovani al silenzio insegnandogli, come fanno le molestie per strada, che questo non è il loro mondo. E che ci abitua a dubitare di noi stesse, ad autolimitarci, e allo stesso tempo rafforza negli uomini un’ingiustificata tracotanza”

Rebecca Solnit – Gli uomini mi spiegano le cose (Ponte alle Grazie)

 

Leggere il libro di Rebcca Solnit è stata per me una vera rivelazione, una di quelle che ti lasciano con la bocca aperta a esclamare con un misto di gioia e frustrazione: “Ma allora non sono scema io! Non succede solo a me!”

Gli uomini mi hanno spiegato tante cose e continuano a farlo con la tracotanza ingiustificata di cui alla citazione sopra. Sono sia gli uomini che fanno parte della mia vita privata (ma questa è un’altra storia!) sia quelli incontrati nel mio percorso di carriera. Ed è proprio da questi ultimi che ho capito che mi dovevo difendere con fermezza. Tale consapevolezza non è stata immediata, anzi. Appena entrata nel mondo del lavoro interpretavo quelle spiegazioni come espressione di pazienza nei miei confronti che -evidentemente- dovevo ancora dimostrare la mia preparazione. Nel tempo ho invece sperimentato quanto quei monologhi fossero tanto un balsamo per l’ego del macho in giacca e cravatta quanto un veleno per la mia autostima. Senza contare il nervoso per il tempo perso -e sottolineo PERSO- ad ascoltare nozioni già conosciute di cui non avevo alcun bisogno.

Ecco quindi i miei suggerimenti per reagire con efficacia ed evitare (forse!) di picchiare capi/colleghi/sottoposti affetti dal virus del mansplaning e mantenere un dignitoso livello di buon umore nel nostro luogo di lavoro:

  1. NON ABBOZZARE, mai. Lo so che ti hanno insegnato che così si fa, ma stare zitta ad ascoltare rafforza il credo del maschio alfa che tu abbia davvero bisogno di quella spiegazione e che i suoi argomenti siano incredibilmente interessanti. Il rischio di diventare il porto sicuro ogni volta che il desiderio di mettersi in mostra si fa impellente è altissimo, dunque, difenditi!

 

  1. Preparati in anticipo una serie di interventi efficaci e tagliati su misura per il tuo mansplainer. Di seguito alcune delle frecce nella mia faretra da adattare al mood del momento nonché al grado (anche quello di permalosità) del bersaglio:

 

«Scusa se ti interrompo ma non voglio farti perdere tempo. Conosco già TEMA_X, piuttosto vorrei chiederti un parere su TEMA_Y del quale sono davvero a digiuno!» (approccio freddo e propositivo)

 

«In questo momento mi stai dicendo qualcosa di cui sono parecchio esperta, e mi farebbe piacere se la prossima volta tu iniziassi la conversazione chiedendomi se mi interessa saperne di più, se ho bisogno di chiarimenti o se so già quello che mi serve sapere» (della serie, mi hai proprio rotto le ovaie e te lo dico con classe)

«I ripassi a volte sono utili, a volte no. Come in questo caso! Entriamo un po’ più nel tecnico, il TEMA_X… » (e inizi a spiegare tu)

 

«Come mai ti ho dato l’impressione di essere così impreparata da non conoscere il TEMA_X?» (tecnica passivo-aggressiva)

 

(lasciando finire l’inutile spiegazione) «Ok, ma non era questo il punto della mia domanda. Telo spiego di nuovo. » (e -se non rischi il licenziamento- ci sta bene uno sbuffo)

 

«Questo che hai appena detto è pacifico (o anche -sempre se non rischi il licenziamento- banale/inutile/ovvio), io mi riferivo a un altro aspetto: il TEMA_X…» (e inizi a spiegare tu)

 

«Stai ripartendo da Adamo ed Eva. Passiamo almeno al medioevo sennò facciamo notte!» (approccio ironico 4.0 – da utilizzare solo se il bersaglio è in grado di capirlo)

 

«Hai mai sentito parlare del mansplaining?» (domanda da accompagnare -a seconda del mood del momento- con uno sbadiglio annoiato o con un sorrisetto mellifluo)

 

  1. Se è un tuo sottoposto, metti i puntini sulle i! Dopo anni di sacrifici e impegno hai raggiunto degli obiettivi di carriera tali da avere la responsabilità di un team? Come benefit ti ritrovi un bravo stagista (o qualunque altra forma contrattuale precaria o meno) rampante? Hai l’impressione che ci sia qualcosa di fastidioso nel tono sprezzante che assume quando ti presenta il lavoro svolto? Non ti suggerisco un public punishment aggressivo, ma di trovare un momento in cui siete soli, rivedere i documenti/file di riferimento e fargli capire a suon di termini tecnici e domande insidiose che tu ne sai molto più di lui. Farai del bene al ragazzo che ha bisogno di imparare a comportarsi, al team che crescerà in un ambiente in cui gli stereotipi di genere non sono ammessi e alle generazioni di leader future che si ritroveranno in ambienti educati al rispetto dovuto a una capa.

 

  1. Non temere di apparire un pallone gonfiato (guarda caso non c’è un corrispettivo al femminile dell’espressione!). Il mondo del lavoro è -speriamo ancora per poco- appannaggio degli uomini che sono abituati a sparate di ogni tipo e sorta. Non temere che il tuo puntualizzare di “sapere” sia visto come una sbruffonata: nella maggioranza dei casi pochi minuti dopo la tua alzata di testa vedrai che l’uscita sarà rimpiazzata dall’ennesima gara a chi ce l’ha più lungo. E se il tuo capo/collega/sottoposto si picca perché crede che la tua presa di posizione sia poco femminile?! Beh… è ora che capisca che qualcosa è definitivamente cambiato e indietro non si torna!

 

  1. Crea una rete di sorellanza tra colleghe. Ti basterà raccontare in modo leggero e scherzoso, magari a pausa pranzo o alla macchinetta del caffè, un episodio qualunque in cui il capo/collega/sottoposto ti ha “spiegato le cose”. Ascolta i pareri delle colleghe e capisci di quali ti puoi fidare. Con loro costruisci delle exit strategy per togliervi d’impaccio a vicenda con i mansplanners che vi tormentano. Puoi chiedere alle tue complici, ad esempio, di interrompere il monologo maschio con una provvidenziale telefonata che ti impegna per una improvvisa conference call, o con una lode della tua brillante spiegazione sul TEMA_X che rende ben chiaro che sai benissimo di cosa si sta parlando. Ben inteso, tutto a buon rendere!

 

  1. Potere alla condivisione! Ostacolare un ordine precostituito e radicato secondo cui gli uomini spiegano e le donne stanno zitte ad ascoltare adoranti è e sarà un compito duro. Ti faranno sentire gravemente sbagliata ad adottare atteggiamenti rispettosi della tua preparazione, ti faranno sentire fuori luogo, esagerata e perfino inaffidabile. Ma occorre tenere duro; e quando ti sembrerà tutto troppo difficile e starai per mollare, la condivisione con alleat* è l’unica salvezza per ritrovare la forza. Provare per credere!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *