A scuola di consenso

Con grande orgoglio e convinzione sostengo e vi invito a conoscere e supportare la campagna dell’associazione F Come.

Oltre 100 esponenti della società civile (accademici, psico-terapeuti, insegnanti, rappresentanti di realtà associative e del terzo settore, preti, giuristi, operatori sociali) si sono riuniti intorno all’associazione F Come per denunciare il nesso tra violenza di genere e mancanza di adeguati strumenti educativi e di prevenzione.

A metà Ottobre, le promotrici e i promotori dell’iniziativa hanno indirizzato al Presidente del Consiglio Renzi, alla Presidente della Camera Boldrini e alle Ministre Boschi, Giannini e Lorenzin una lettera aperta, riportata sotto e pubblicata sul sito dell’organizzazione: http://www.fcome.org/portfolio-view/lettera-aperta/.

Il testo invita a discutere dell’inserimento dell’educazione sessuale e affettiva nei piani di studio nazionali, dalla scuola primaria a quella secondaria così come nelle università. Tra i firmatari, UDI-Unione Donne in Italia, la Società Italiana delle Letterate, e gli accademici Nadia Urbinati, Donatella Della Porta e Salvatore Veca. L’iniziativa, sostenuta anche dall’euro-parlamentare Alessia Mosca, dall’ex Ministra della Pari Opprtunita’, Senatrice Josefa Idem, e dalla leader CGIL Susanna Camusso, ha destato l’attenzione di varie testate nazionali, locali e straniere, tra cui il Corriere della Sera, Repubblica e l’Huffington Post UK, diventando oggetto di una vivace campagna sui social media.

F Come ha inoltre lanciato una campagna fotografica, per far sentire più forte la sua voce. Inviate una foto in cui dite che siete con noi condividendo gli hashtag #ascuoladiconsenso / #sexedispower.

E, se volete, diteci anche perché! Inviate le immagini tramite facebook, messenger o all’indirizzo email fcome.magazine@gmail.com.

Potete metterci la faccia (e taggarvi sull’album fotografico) o rimanere anonimi e non mostrare il volto!

Per maggiori dettagli sull’iniziativa si rimanda al seguente link:

http://www.fcome.org/portfolio-view/3075-2/

 

Melania Mieli
Melania Mieli

Lettera aperta

 

Onorevole Presidente Boldrini,

Onorevole Ministra Boschi,

Onorevole Ministra Giannini,

Onorevole Ministra Lorenzin,

Onorevole Presidente Renzi,

Le firmatarie e i firmatari di questa lettera, inizialmente riunitisi intorno all’associazione F Come (che promuove le pari opportunità in Italia e in Europa), includono rappresentanti di molte realtà associative e del terzo settore, oltre a insegnanti, ricercatori, psico-terapeuti, attivisti, preti, giuristi, operatori sociali.

 

Vi sappiamo colpiti nel profondo dall’ondata di abusi, stupri e femminicidi cui il paese ha assistito impotente negli ultimi mesi. Lei, Presidente Renzi, ha affermato in una recente intervista che sulla violenza contro le donne il governo italiano “non può fare moltissimo”, posto che si tratta innanzitutto di una battaglia “culturale, sociale, politica con la P maiuscola”. L’idea che tale battaglia vada combattuta insieme, come società civile, le promotrici e i promotori di questo appello la condividono da tempo, vivendola anzi sulla propria pelle nelle rispettive comunità.

 

Ci pare però che al governo e alla classe politica non manchino risorse e opportunità per prestare un contributo decisivo, non solo tramite pur urgenti provvedimenti a sostegno dei centri anti-violenza. Resta, infatti, da discutere dell’inserimento nei nostri programmi scolastici dell’educazione sessuale e affettiva – un’educazione sensibile alle tematiche di genere, del consenso informato, di ogni forma di violenza. Inoltre, questo lavoro di formazione non può limitarsi alle sole scuole primarie e secondarie: é altrettanto vitale estenderlo agli atenei (come già si verifica in diversi paesi Europei).

 

Il Decreto Buona Scuola del 2015 segnava un passo importante, promuovendo nell’offerta formativa nazionale la sensibilizzazione alle pari opportunità e la prevenzione di violenza e discriminazione di genere. Purtroppo, il clamore mediatico e le iniziative di alcune giunte locali hanno rallentato, se non paralizzato, l’attuazione di più precise linee guida. Le indicazioni nazionali del MIUR, volte a indirizzare curricula scolastici di vario livello, restano vaghe: generici accenni a “consapevolezza e cura del corpo”, “diverse relazioni con gli altri”, “sessualità e affettività”, in assenza di riferimenti chiari a obiettivi, tempistiche e modalità di attuazione.

 

Tuttavia, esiste un nesso inequivocabile tra violenza di genere e mancanza di efficaci politiche di formazione.  Troppe donne subiscono violenze da partner e conoscenti, inconsapevoli che la loro esperienza si qualifichi come abuso. Troppo spesso, nell’immaginario collettivo, lo stereotipo dello stupratore e del violento rimane esclusivamente quello dello sconosciuto incontrato casualmente in uno spazio pubblico. Si può e si deve insegnare a chiamare la violenza col proprio nome – sia essa abuso domestico, cyber-bullismo, pressione subita in una cerchia di amici. Come si può e si deve educare a vedere l’altro come un soggetto portatore di bisogni propri, a comunicare e negoziare necessità e spazi, a gestire un rifiuto, a conoscere il proprio corpo e le proprie emozioni tanto da acconsentire o meno a qualsiasi esperienza con reale consapevolezza.

 

Quest’opera di sensibilizzazione risulta però impossibile senza discutere di desiderio, differenze, stereotipi che legano il concetto di mascolinità a quello di sopraffazione. Rinunciare a toccare questi temi con bambini e adolescenti, anziché proteggerli, li lascia pericolosamente privi di un linguaggio e di categorie per interpretare la violenza sulle donne, fenomeno in rapido cambiamento ma con radici millenarie.

 

Crediamo che fornire questi strumenti spetti non solo alle famiglie, ma alla comunità nel suo complesso, e quindi alle istituzioni e alla politica. Consideriamo compito del Governo supportare lo sviluppo di tali strumenti, delineando chiaramente moduli formativi da implementarsi nei piani di studio nazionali, dalla scuola primaria a quella secondaria così come nelle università.

 

Da questo compito anche chi scrive non si ritiene certo esente. Le firmatarie e i firmatari di questa lettera sono donne e uomini sensibili al tema della violenza di genere. Hanno studiato, o partecipato a, buone pratiche italiane e straniere, quali Educare alle Differenze, iniziativa quest’anno alla sua terza edizione, o gli eventi di formazione sul consenso di molti atenei britannici. Sono entrati in contatto con organizzazioni come Sexual Well-Being Foundation e The Great Initiative in Gran Bretagna, Serlo in Germania, Ponton in Polonia, o la task-force recentemente creata dalla Casa Bianca contro la violenza sessuale nei campus statunitensi.

 

Tali esperienze e tali competenze chi firma questa lettera (come, crediamo, tante altre realtà attive sul territorio italiano) vorrebbe metterle a disposizione. Per un dialogo costruttivo con il Governo, il Parlamento e le istituzioni locali sull’elaborazione di efficaci strumenti educativi, e per incoraggiare la loro traduzione in iniziative concrete da vagliarsi in tempi brevi. Per dichiarare aperta, da subito, quella battaglia che sappiamo stare particolarmente a cuore a lei, Presidente Boldrini, a voi, Ministre, e che proprio lei, Presidente Renzi, chiama “politica con la P maiuscola”.

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