Esplorando le metamorfosi: il Krysalide Project

Parole e sesso, pace e crisi, gioa e noia… queste e infinite altre sono fasi che appartengono alle relazioni. Elaborarle e integrarle sotto forma di espressione artistica è lo scopo del Krysalide Project, un’esperienza nata dall’incontro tra fotografia e performance. Le ideatrici sono due queer che vivono a Berlino: Kristina Weiden (fotografa) e Xana (Performer). Ho già avuto il piacere di intervistare Xana in passato (Berlin CallingSotto pressione) e ora sono felice di incontrarla di nuovo con la sua compagna per presentare questo progetto visionario.

1. Che cos’è il Krysalide Project? Come mai avete scelto proprio questo stadio di metamorfosi per rappresentarvi? 

X: Il “Krysalide Project” è la rappresentazione di uno stadio visionario in divenire, nato dalla volontà di tradurre ed esprimere in maniera artistica le particolari interazioni occorse all’interno della nostra relazione di coppia.

Abbiamo scelto questo nome (anche se a me è sembrato che questo nome abbia scelto noi) dopo la prima uscita per un “servizio” fotografico di prova, il giorno successivo a quello in cui Kristina comprò la sua nuova macchina fotografica.

Era un giorno soleggiato di mezz’Agosto e decidemmo di visitare uno dei tanti cimiteri della città di Berlino, in cerca di un luogo suggestivo dove rendere reale e tradurre in immagini una strana fantasia a proposito del concerto di rinascita e di trasformazione. -I cimiteri tedeschi sono assai differenti dai nostri; alcuni di loro ospitano dei giardini o dei piccoli orti coltivati al loro interno, con panchine e gente stesa sul prato (d’estate) come in un qualsiasi altro giardino pubblico. Le lapidi, inoltre, sono quasi tutte rigorosamente nere e sorgono come dei monoliti , più o meno grandi, dal terreno sottostante. Il cimitero ebraico a Berlino, per esempio, ospita centinaia e centinaia di queste lapidi in un piccolo bosco di alberi ad alto fusto. E la particolarità della scena che si presenta davanti agli occhi dei visitatori (a parte la presenza, poco dopo l’ingresso principale, di una tomba piuttosto sfarzosa  di un certo signor Frankenstein posizionata in verticale lungo il muro di cinta), è che le lapidi-monolito abbiano tutte risentito del cedimento del terreno sottostante,  visto che la città è stata costruita in una zona ricca d’acqua, prendendo ognuna una inclinazione leggermente diversa.- Scattammo più di 800 foto quel giorno, naturalmente quasi tutte da buttare, ma alcune ci stupirono particolarmente. Da lì pensammo di approfondire e ripetere questo tipo di esperienza e di avviare una sorta di progetto artistico, appunto, nel quale far confluire la risultante delle nostre sperimentazioni.

Il nome è apparso nella mia mente poco dopo aver lasciato il cimitero ed aver preso la strada del ritorno a casa, mentre stavamo discutendo a proposito dell’idea di dare vita a questa azione visionaria cercando un nome che esprimesse esattamente il concetto di evoluzione, di trasformazione.

Ed il caso ha voluto che il nome stesso Krysalide contenesse parte dei nostri nomi, e delle nostre nazionalità: Kristina, Alessandra (Xana), i per Italia e de per Deutschland (Germania).

Sentiamo inoltre che, dal momento che lo stadio di metamorfosi della crisalide rappresenta qualcosa in divenire ed in potenza, possiamo paragonarlo a quello che stiamo vivendo nella nostra relazione di coppia immaginandoci nel “bozzolo” come in una gestazione, come se da lì prendessimo il nutrimento per generare la fase successiva, quella che passa sempre attraverso una qualche forma di crisi, poi elaborata e integrata, anche sotto forma di espressione artistica.

“A new beginning always starts with an end”.  

2. Che tipo di reazione ambite a suscitare su chi vedrà le vostre fotografie? Avete avuto un riscontro conforme alle vostre aspettative?

 X: Mi è sempre piaciuto creare un’impatto negli “spettatori”, generare una visione, un’onda d’urto, una vibrazione che scuotesse lo stato attuale delle cose, sento che ho compiuto il mio destino quando riesco a suscitare qualcosa di diverso nella mente di chi guarda da quello che si è instaurato al suo interno in seguito alla monotonia e alla routine generata dalla quotidianità, mi sento soddisfatta se so di aver aperto una qualche porta, o perlomeno di aver bussato ad una di esse, nell’immaginario delle possibili visioni che abitano il nostro immaginario.

Ciononostante sono contro ogni sensazionalismo, voglio  pensare che quello che faccio sia arte e non solo, vista la tematica spesso legata ad alcuni aspetti della sessualità, uno spettacolo da dare in pasto ai leoni.

Il riscontro che abbiamo avuto finora con questo progetto è stato, almeno per me, sorprendente, vedo per esempio con molto piacere che molte delle persone che conosco da molto tempo non sono affatto rimaste sconcertate dalla venuta alla ribalta di questo mio lato direi artisticamente irriverente, ma anzi, è come se riconoscessero che sono stata sempre così, che questa è la mia personalità e che solo ora io abbia la possibilità di esprimerla.

E la sinergia creata con Kristina sia nella vita privata che in Krysalide viene percepita come qualcosa di prezioso che aggiunge molto valore a questa esperienza.

Un altro aspetto che mi ha arricchita molto è stato che mi sono trovata a parlare con persone che mi hanno sinceramente rivelato di aver ricevuto molti input venendo a contatto col nostro lavoro, alcune di loro mi hanno confidato, anche dopo aver letto il blog che scrivo Il mio BDSM e altre storie da Berlino”, di aver avuto una sorta di rinascita dopo un periodo buio, di aver trovato nuovi spunti per cercare delle vie diverse di rinascita partendo dall’idea di sessualità insolita che proponiamo e questo è quello che mi fa pensare di essere sulla via giusta, di poter essere d’ispirazione per chi, come me, è alla ricerca di un’esperienza che unisca l’arte e la sessualità.

K: Mi auguro che alle persone (ndr il nostro progetto) piaccia. Se così non fosse mi auguro che abbiano un motivo valido per cui non sia così. Originale – “I hope people like it. and if not at least i hope they have a good reason not to do.” –

3. Quali sono le fondamenta su cui si basa il vostro team? Ad esempio, chi è più creativa e chi più pratica?

 X: Il nostro team si basa sulla volontà di mettere in comune diverse skills ed esperienze accumulate finora nel corso delle nostre rispettive vite che sono fondamentalmente diverse ma complementari per esprimere le nostre idee visionarie.

Per esempio Kristina se la cava meglio di me con la macchina fotografica ed ha delle  ottime intuizioni per creare le scene, io ci metto la mia esperienza in campo artistico e performativo per farle poi successivamente vivere.

Una curiosità…dopo aver scattato il primo paio di migliaia di foto io mi aspettavo che ci fossimo messe al lavoro immediatamente, che fossero state un punto di partenza per passare alla fase successiva.

Invece Kristina mi chiese di non usarle, che avrebbe voluto fare post-produzione e che fino a che il lavoro non fosse finito non avrebbe voluto che condividessi quello che avevamo fatto con nessuno.

Ma le foto rimasero nell’hard disk del mio computer per circa tre mesi, senza che ne parlassimo neanche più.

Quando cercai di tornare sull’argomento mi disse che voleva prendersi il suo tempo e decidere se e quando lavorare alle foto, che avrebbe voluto usarne solo due o tre e che per il resto non vedeva alcun futuro.

Pensai allora che, almeno per me, il volere immediatamente dei risultati perfetti può essere un grande blocco sul nascere delle cose, la mia visione è più sporca, credo fermamente che alla (presunta) perfezione si possa arrivare solo dopo molti tentativi, sforzi, creazioni mal riuscite e la inevitabile abbondanza di obbrobri .

Per cui abbiamo discusso a lungo sul come procedere da lì in poi, abbiamo dovuto cercare un luogo nelle nostre menti dove poterci incontrare e stabilire quale fosse stato il passo successivo da poter fare per far ripartire il progetto.

La soluzione che trovammo fu semplicemente di sceglierne alcune da poter usare  sul momento senza passare per alcuna post-produzione e di lasciare spazio per eventuali rimaneggiamenti successivi.

Da lì è nata l’idea di creare un sito ed una pagina Facebook, dove abbiamo riunito e cercato di organizzare il nostro lavoro in maniera ragionata così da avere almeno uno stadio iniziale dal quale progredire.

E qui ritorna l’idea della crisalide, dell’evoluzione attraverso diversi stadi.

K: Per quanto riguarda me sento di essere più passiva, credo che Xana si prenda cura maggiormente della parte organizzativa, anche per quanto riguarda le idee principali. Ma le foto e le scene che creiamo sono basate principalmente su delle immagini che appaiono nella mia mente mentre lavoriamo ad una nuova idea.

Originale: -“for me i feel more passive. I think the main organization is on Xana, even the main idea. but pics and scenes we create are mostly based on pics i got in mind while we are working on a new idea.”-

4. Come scegliete il soggetto, la location e gli oggetti di scena?

X: Seguiamo le intuizioni, ed è molto interessante osservare, durante le sessioni di shooting, le varie forme che queste intuizioni possono prendere durante la loro materializzazione.

Altre volte vediamo semplicemente un oggetto, ce ne innamoriamo e vogliamo renderlo partecipe di una o più scene.

Altre volte invece gli oggetti o le idee che abbiamo si rivelano un buco nell’acqua, per esempio, subito dopo la prima valanga di foto che facemmo questa estate non appena decidemmo di portare avanti Krysalide, andammo in un negozio di hobbisti decise a comprare una decina di metri di catene e alcuni grandi anelli di metallo, spendendo anche una cospicua somma di denaro, con l’idea di usarle poi per una scena che si sarebbe dovuta svolgere nei pressi del muro di cinta del nostro giardino per un’ambientazione SM (sadomaso), ma appendemmo immediatamente dopo le catene ad un chiodo (quasi letteralmente, le abbiamo appese nella stanza principale del nostro appartamento) senza farne il minimo uso.

O un’altra volta visitammo un negozio di costumi, oggetti e trucchi nei pressi di Alexanderplatz in cerca di qualcosa di speciale che catturasse la nostra attenzione, ce ne uscimmo con due buste piene di oggetti, spendendo anche lì forse più del dovuto, e non abbiamo ancora usato neanche una delle cose che acquistammo quel giorno.

Al contrario, durante per esempio lo shooting di “Food Porn”, non avevamo preventivato nulla, prendemmo semplicemente quello che trovammo sul momento in cucina.

5. Il vostro è un progetto che si concentrerà unicamente sulle immagini o pensate di affiancare anche parole allopera?

 K: Mi piacerebbe aggiungere al progetto più performances dal vivo, per me  la cosa più interessante è mostrare foto o fare performances senza l’uso delle parole per esprimermi nella maniera più pura possibile. Le parole per me in questo caso non sono davvero necessarie. Originale: -“I would like to add more live performance. for me the most interesting thing is to show pics or performance without words to express as pure as possible. words for me are not really necessary in that case.”-

X: Non necessariamente, o almeno non per Krysalide. Trovo che le parole, data anche la differenza linguistica tra me e la mia partner, non siano al momento il mezzo principale attraverso il quale possiamo esprimere le nostre fantasie. Le immagini hanno un potere che è immediato, universale, leggibile ed interpretabile da chiunque e per questo più diretto e condivisibile.

 6. Nel vostro sito web vi definite “queer”, che cosa significa per voi appartenere a questa identità di genere?

K: La mia identità è qualcosa di più del mio genere e non posso descriverla con un termine o con una definizione. Dire “queer” è un modo per includere tutte le possibili sfaccettature della mia identità senza preoccuparmi di quello che ero ieri o di quello che accadrà domani. Originale: -“my identity is more than gender so i can not fix it with terms and definitions. to say ‘queer’ for me is a way to include all possible sides of my identity no matter what it was yesterday or will welcome tomorrow.”-

 

X: Concordo a pieno con Kristina, per me è di fondamentale importanza sentirmi libera di non essere etichettata o categorizzata o essere paragonata a degli stereotipi, se mi fermo a pensare probabilmente anche il termine “queer” sembra darmi dei limiti. Nonostante ciò tendo a considerarmi queer se accosto il suo significato all’essere eccentrica, fuori dagli schemi.

Ed è una definizione che mi permette anche di giocare con quanta più ambivalenza sessuale io voglia, perché se è vero che biologicamente io sia una donna è anche vero che, se evisceriamo la sessualità dal puro (e limitato) contesto biologico-riproduttivo, ogni atto che porta al piacere può essere visto come lecito e degno di espressione, se consensuale.

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MelaniaMieli Written by:

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